E se poi mi dice no?

Dieci anni fa mi trovavo davanti ad una porta chiusa.

Ora lo faccio. Entro, busso e mi faccio valere. Anzi facciamo così, me ne faccio un’altra e poi busso.

Ok, lo ammetto. Prima di fare trent’anni avevo due pessime abitudini. La prima era la nicotina. Aspettando di trovare il coraggio per bussare a quella maledetta porta mi sarò fatto mezzo pacchetto di Marlboro rosse.

La seconda era la paura che mi dicessero di no.

Dietro quella porta chiusa c’era l’amministratore delegato dell’azienda per cui lavoravo. Meritavo una promozione, almeno un aumento. “E se poi mi dice no?”

Insomma, dopo aver fatto avanti e indietro una decina di volte tra l’ufficio del capo e la terrazza fumatori, mi sono fatto forza ed ho bussato.

Entro impacciato, lui neanche mi guarda. Ha cose molto importanti da fare sul suo computer molto importante.

Mentre cerco le parole giuste, giro troppo intorno all’argomento. Lui continua a guardare il suo schermo molto importante, si inizia ad infastidire.

Allora vado dritto al punto, deciso: “Da qualche tempo mi sono preso il carico completo dei risultati del reparto ed i colleghi contano su di me. Vorrei sapere cosa posso fare di più per migliorare ulteriormente i risultati e che mi venisse riconosciuta la posizione che merito”.

Il Grande Capo smette di digitare sulla sua tastiera molto importante.

Si gira sulla sedia e protende il corpo verso di me. Si toglie gli occhiali da lettura e mi fissa dritto negli occhi in silenzio per alcuni, lunghissimi, secondi.

Sostengo lo sguardo come se fossi sicuro di me, mentre inizio a sudare come se di colpo ci fossero stati 50 gradi.

Poi mi dice: “Quindi tu sei ambizioso, benissimo. Non lo avevo capito. Ho proprio bisogno di persone interessate a far carriera su cui poter contare. Ecco di cosa ho bisogno…” e mi dice tutto quello che gli sarebbe servito. Conclude con:”Questo è quello che ho pensato per te, ti può interessare?”

Quel giorno ho iparato una lezione importante: non puoi mai sapere quello che pensano gli altri se non glie lo chiedi.

Avevo paura del “No” e non mi facevo avanti. Il Grande Capo aveva inteso questo mio silenzio come indicatore che non avevo abbastanza “fame”, quindi non si potevano fare progetti su di me.

Certo avrebbe anche potuto rispondermi: “Chissenefrega. Per me non vali niente e non farai mai carriera. Torna subito nel tuo ufficio e non mi disturbare mai più”.

Almeno lo avrei saputo e non avrei più investito tempo e sogni in quel posto. Avrei potuto scegliere di cercare un altro lavoro oppure di restare lì e lavorare rilassato, aspettando lo stipendio a fine mese.

Oggi ho quasi quarant’anni, non faccio più il dipendente ed ho lavorato molto sulle mie pessime abitudini. Ho smesso di fumare da un pezzo. È stato molto più facile di quel che pensassi.

Molto più difficile è stato liberarsi del “e se poi mi dice no?”.

Direi che ci sono riuscito al 90%.

Comunque ogni volta che devo fare qualcosa che mi porta fuori della mia area di comfort sento nella testa quella vocina stridula: “e se poi ti dice no?” che prova a bloccarmi.

Vengo invitato ad un evento di networking con altri imprenditori: “e se poi non serve a niente?”

Voglio entrare in connessione su LinkedIn con una persona che mi può interessare: “e se poi non accetta la richiesta?”

Voglio organizzare dei workshop: “e se poi nessuno accetta l’invito? Se mi blocco durante la presentazione?? Se veniamo assaltati dalle cavallette??!??!?”

Da quando ho iniziato a frequentare gli eventi di networking in effetti ho incontrato persone che non erano interessate a conoscermi, figuriamoci a comprare i miei servizi. Ma anche conosciuto professionisti di altissimo livello e splendide persone con cui avviare dei fantastici progetti.

Tante persone a cui ho richiesto la connessione su LinkedIn non l’hanno accettata, ma tante altre si. Con parte di questi ci siamo scritti, sentiti, incontrati. Alcuni hanno deciso di diventere miei clienti. Altri di diventare partner su progetti comuni.

Da Settembre 2016 ad oggi, sono state invitate molte persone a frequentare uno dei miei workshop. La maggior parte NON ha accettato l’invito. Ma oltre 250 persone hanno accettato ed hanno partecipato. Abbiamo dovuto fronteggiare molte emergenze e guasti tecnici dell’ultimo minuto. Per fortuna di cavallette, ad oggi, non ne abbiamo ancora viste.

Non dobbiamo focalizzare il nostro pensiero sulla vocina stridula che ci blocca chiedendoci “e se poi mi dice no?”, dobbiamo pensare a quella percentuale di persone che ci dirà si.

L’importante è fare come Diego Abatantuono in Attila: appena la vocina stridula si fa sentire bisogna affrontarla, sfidarla, abbatterla. Ricordarle chi è “Lo Re”.

About the Author Mirco Di Porzio

Mirco Di Porzio è un blogger, un formatore ed un consulente. È uno specialista di acquisizione clienti con internet. Ha creato "PMI Milano", l'aperitivo di networking per piccoli medi imprenditori numero uno a Milano e "Quello Bravo", il primo metodo di marketing per professionisti della consulenza. Ha scritto "Il piano d'azione di marketing per consulenti", presto disponibile su Amazon.

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